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Wendell
Berry è un contadino
del Kentucky, oltre ad essere un poeta e un intellettuale. Le sue idee
risvegliano un istinto atavico che si trova in ognuno di noi, quello legato
saldamente alle nostre radici contadine. Se in molti accogliessimo il senso
profondo di questo messaggio "rischieremo" di far saltare tutte le
previsioni riguardo al futuro.
tratto da wikipedia
IL MANIFESTO DEL CONTADINO IMPAZZITO
di Wendell Berry
Amate il guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio, le ferie pagate.
Desiderate sempre più cose prefabbricate.
Abbiate paura di conoscere i vostri vicini, e di morire, e avrete una
finestra nel pensiero. Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero, la
vostra mente sarà perforata in una scheda e messa via in un cassetto. Quando
vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno. Quando vi vorranno far
morire per il profitto ve lo faranno sapere.
Ma tu amico, ogni giorno, fa' qualcosa che non possa entrare nei calcoli.
Ama il Creatore, ama la terra. Lavora gratuitamente.
Conta su quello che hai e sii povero, ama qualcuno anche se non lo merita.
Non ti fidare del governo, di nessun governo. E abbraccia gli esseri umani.
Nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura ciò che non capisci e loda quest'ignoranza, perché ciò
che l'uomo non ha razionalizzato non ha distrutto. Fai le domande che non
hanno risposta. Investi nel millennio. Pianta sequoie. Sostieni che il tuo
raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per
raccogliere. Afferma che le foglie quando si decompongono diventano
fertilità. Chiama questo "profitto". Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia nei 5 centimetri di humus che si formeranno sotto gli
alberi ogni mille anni. Stai a sentire come si decompongono i cadaveri:
metti l'orecchio vicino e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire.
Aspettati la fine del mondo.
Sorridi, il sorriso è incalcolabile, sii pieno di gioia. Finché la donna non
ha abbastanza potere, sostieni la donna più che l'uomo. Domandati: questo
potrà dar gioia alla donna che è contenta di aspettare un bambino? Quest'altro
disturberà il sonno della donna vicina a partorire? Vai col tuo amore nei
campi. Stendetevi tranquilli all'ombra, posa il capo sul suo grembo... e
vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente. Appena vedi che i generali
e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo. Lascialo come segnale per indicare la falsa traccia, la via che
non hai preso. Sii come la volpe, che lascia molte più tracce del
necessario, alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.
Wendell Berry
IL PIACERE DI MANGIARE di
Wendell Berry Spesso, alla fine di una
conferenza sul declino della vita rurale e dell'agricoltura in America,
qualcuno dell'uditorio chiede: "Cosa può fare chi abita in città?" "Mangiare
responsabilmente" rispondo di solito. Naturalmente cerco di spiegare cosa
intendo con questa espressione, ma mi sembra sempre di non aver detto
abbastanza. Adesso vorrei cercare di offrire una spiegazione più ampia.
Comincio dall'affermazione che mangiare è un atto agricolo ed ecologico.
Mangiare conclude il dramma annuale dell'economia alimentare che inizia con
la semina e la nascita. Molti mangiatori non sanno più che questo è vero.
Pensano all'alimentazione come produzione agricola, forse, ma non si
considerano parte dell'agricoltura. Si considerano "consumatori". Se pensano
un po' più a fondo, devono riconoscere di essere consumatori passivi.
Comprano quello che vogliono, o quello che sono stati persuasi a volere, nei
limiti di ciò che possono comprare. Pagano, per lo più senza protestare, il
prezzo che viene chiesto. E in genere non sanno nulla degli argomenti
fondamentali sulla qualità e il costo di produzione di ciò che gli viene
venduto: quanto sia veramente fresco, quanto sia puro o pulito, o libero da
pericolose sostanze chimiche, da che distanza arriva e quanto il trasporto
ha aggiunto al costo, quanto la trasformazione industriale, l'imballaggio e
la pubblicità incidano sul prezzo. Quando l'alimento è stato trasformato,
manipolato o precotto, che effetti queste operazioni hanno avuto sulla sua
qualità, valore nutritivo e sul prezzo? La maggior parte degli abitanti
delle città che fanno la spesa dicono che gli alimenti sono prodotti nelle
aziende agricole. Ma in genere non sanno quali aziende agricole, o che tipi
di aziende agricole, dove si trovano, né quali conoscenze e abilità sono in
gioco in agricoltura. A quanto pare non hanno dubbi sul fatto che gli
agricoltori continueranno a produrre, ma non sanno come né superando quali
ostacoli. Per loro, perciò, l'alimentazione è un'idea parecchio astratta,
una cosa che non conoscono né immaginano, finché non compare sulla tavola o
sullo scaffale dei prodotti alimentari. La specializzazione della produzione
provoca la specializzazione dei consumi. Per esempio, i clienti abituali
dell'industria del tempo libero sono sempre meno capaci di intrattenersi da
soli e sono diventati sempre più passivamente dipendenti dai fornitori di
divertimenti a pagamento. Ciò è sicuramente vero anche dei clienti abituali
dell'industria alimentare, che hanno sempre più la tendenza a diventare dei
meri consumatori, passivi, acritici e dipendenti. Questo tipo di consumo può
essere considerato sicuramente uno degli obbiettivi principali della
produzione industriale. Gli industriali dell'alimentazione sono riusciti a
persuadere milioni di consumatori a preferire alimenti già pronti.
Coltivano, cucinano, vi portano i pasti e (proprio come la vostra mamma) vi
supplicano di mangiare. Non vi offrono ancora di infilarvelo in bocca
premasticato solo perché non hanno ancora scoperto un modo di farlo che
permetta di aumentare i profitti. Possiamo star sicuri che sarebbero ben
contenti di scoprirlo. Il consumatore industriale ideale sarebbe legato a
una tavola con un tubo in bocca che va direttamente dall'impianto alimentare
al suo stomaco.
Forse esagero, ma non di
molto. Il mangiatore industriale infatti non sa che mangiare è un atto
agricolo, non conosce più né immagina i collegamenti che esistono fra l'atto
di mangiare e la terra ed è perciò necessariamente passivo e acritico, in
parole povere, una vittima. Quando il cibo, nelle menti di coloro che lo
mangiano, non è più legato all'agricoltura e alla terra, si soffre di
un'amnesia culturale pericolosa e fuorviante. L'attuale visione della futura
"casa di sogno" comprende il far la spesa "senza fatica" da una lista di
beni disponibili su un monitor televisivo e mangiare cibo precotto
attraverso il controllo remoto. Ovviamente tutto ciò dipende e implica una
perfetta ignoranza della storia del cibo consumato. Esige che i cittadini
rinuncino alla loro avversione ereditaria a comprare un maiale infilzato in
uno spiedo. Desidera trasformare la vendita di maiali infilzati in
un'attività onorevole e attraente. Il sognatore in questa casa di sogno per
forza non saprà nulla della qualità di questo cibo, da dove viene, di come è
stato prodotto e preparato, o quali ingredienti, additivi, e residui
contiene, a meno che il sognatore non si impegni in un accurato e continuo
studio dell'industria alimentare, nel qual caso potrebbe anche svegliarsi e
giocare un ruolo attivo e responsabile nell'economia alimentare. Esiste
perciò una politica alimentare che, come qualsiasi altra politica, mette in
questione la nostra libertà. Ancora (ogni tanto) ci ricordiamo che non siamo
liberi se le nostre menti e parole sono controllate da qualcun altro. Ma
abbiamo omesso di capire che non possiamo essere liberi se il nostro cibo e
le sue risorse sono controllate da qualcun altro. La condizione del
consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica. Una delle
ragioni per mangiare responsabilmente è di vivere liberi. Ma se esiste una
politica alimentare, esiste anche un'estetica alimentare e un'etica
alimentare, nessuna delle quali è separabile dalla politica. Come il sesso
industriale, anche l'alimentazione industriale è diventata una cosa povera,
degradante e meschina. Le nostre cucine e gli altri luoghi in cui si mangia
assomigliano sempre più a distributori di benzina, e le nostre case
somigliano sempre più a motels. "La vita non è poi molto interessante"
sembriamo aver deciso. "Lasciamo che le sue soddisfazioni siano minimali,
veloci e distratte". Attraversiamo di corsa i nostri pasti per andare a
lavorare e attraversiamo di corsa il nostro lavoro per andarci a "ricreare"
la sera, nei fine-settimana o nelle vacanze. E poi corriamo alla massima
velocità possibile, nel rumore e nella violenza, attraverso la nostra
ricreazione, perché? Per mangiare il miliardesimo hamburger in un qualche
fast-food pronto a tutto per migliorare la "qualità" della nostra vita? E
tutto questo si svolge nell'oblio più totale delle cause ed effetti, delle
possibilità e degli scopi della vita del corpo in questo mondo. Si può
riconoscere questo oblio rappresentato nella sua verginale essenza nella
pubblicità dell'industria alimentare, nella quale il cibo si porta addosso
la stessa quantità di trucco degli attori. Se ci si formasse una competenza
alimentare su questa pubblicità (come alcuni presumibilmente fanno), non si
saprebbe se i vari alimenti siano mai stati esseri viventi o che tutti
vengono dalla terra, o che sono stati prodotti dal lavoro umano. Il
consumatore americano passivo, seduto davanti a un pasto di alimenti
precotti o di fast-food, vede un piatto ricoperto di sostanze inerti,
anonime, che sono state trasformate, colorate, impanate, riempite di salsa,
devitalizzate, macinate, spappolate, artificializzate, frullate,
ingraziosite e igienizzate al di là di ogni somiglianza a qualsiasi parte di
qualsiasi creatura sia mai vissuta su questa terra. I prodotti della natura
e dell'agricoltura sono stati resi, all'apparenza, prodotti dell'industria.
Sia chi mangia sia chi è mangiato viene così esiliato dalla realtà
biologica. Ne risulta un tipo di solitudine senza precedenti nell'esperienza
umana, in cui chi mangia può pensare al mangiare come una mera transazione
commerciale fra lui e un fornitore e poi come uno scambio esclusivamente di
appetito fra se stesso e il proprio cibo. E questa strana specializzazione
dell'atto di mangiare è di nuovo ovviamente benefica per l'industria
alimentare, che ha buone ragioni per oscurare i collegamenti fra alimenti e
coltivazioni. Non sta bene far sapere al consumatore che l'hamburger che sta
mangiando è fatto con pezzetti di carne che provengono da quaranta manzi
diversi che hanno passato gran parte della loro vita in piedi camminando in
uno spesso strato dei loro escrementi in un capannone di alimentazione e
contribuendo a inquinare i corsi d'acqua locali, o che il vitello che ha
prodotto la fettina nel suo piatto ha passato la vita in un box in cui non
aveva lo spazio per girarsi... |